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Pillole di storia
Le invasioni barbariche, intorno all’anno 568, portarono al seguito delle nuove genti, gli armenti dal caratteristico mantello rosso depredati nelle grandi pianure della Russia meridionale e della Pannonia. Ancora oggi è caratteristico il mantello dal colore fromentino - come la cariosside del frumento -, nei bovini dell’Ucraina e nella Russia centrale.
Vacche rustiche, all’epoca a triplice attitudine e discrete produttrici di latte: ben presto queste bovine divennero punto di riferimento per i monaci che nel XII secolo iniziavano a produrre il progenitore dell’attuale Parmigiano Reggiano. Il loro allevamento si diffuse nel Nord e nel Centro Italia, tanto che la tradizione artistica rinascimentale inserisce costantemente il bue rosso negli affreschi della Natività. La razza fu (e per qualità lo è ancora oggi) protagonista nel contesto agricolo e zootecnico reggiano e parmense tanto da essere la più allevata fino alla metà del XX secolo, quando raggiunse l’apice nel 1954 con una consistenza di ben 139.695 capi. Ma la politica zootecnica italiana del dopoguerra, per perseguire più agevoli obiettivi di selezione, iniziò incroci di sostituzione di queste bovine con razze cosmopolite. Nel 1980 i capi fromentini restavano meno di mille. La qualità del latte e nuove strategie di valorizzazione, sostenute anche dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali e dalla Regione Emilia Romagna, ne determinano da allora un costante recupero demografico, tanto che la consistenza attuale è di 2.565 capi presenti in 177 allevamenti
RAZZA REGGIANA - Capi sottoposti ai controlli funzionali
anno 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005  2006  2007

 2008

2009

capi 686 745 797 840 916 1047 1138 1244 1343  1394  1559  1726 1875